
Non conosco i figli. Lo dico senza filtri, e a volte fa quasi sorridere dirlo a voce alta. Non ho la pretesa di sapere come funzioni la mente di un bambino di tre anni che si pianta in mezzo al supermercato o quale sia la formula magica per farlo dormire.
Ma le mamme? Le mamme le conosco. Le conosco da anni.
Le ho ascoltate per tantissimo tempo, sedute di fronte a me, con le spalle curve sotto il peso di un'invisibile armatura che qualcun altro ha deciso dovessero indossare.
Ho visto lo sguardo di chi entra convinto di avere un "difetto di fabbrica", di essere rotto, inadeguato, permanentemente in difetto.
E sapete perché si sentono così? Perché la società è un'industria potentissima che produce e distribuisce a ciclo continuo miti tossici sulla maternità.
Ci hanno raccontato che l'istinto debba essere un manuale d'istruzioni già pronto all'uso, e che se non capisci subito cosa significhi quel particolare pianto, stai fallendo. Ci hanno venduto l'idea del sacrificio totale come misura dell'amore, trasformando il bisogno legittimo di respirare, di stare in silenzio o di coltivare un proprio spazio in una colpa imperdonabile. Ci hanno chiesto la pazienza infinita, la casa immacolata, il sorriso sereno, la capacità di galleggiare sempre sopra la fatica senza mai mostrare un cedimento.
Risultato? Madri costantemente in guerra con se stesse. Madri che si colpevolizzano se perdono la pazienza, se una sera vorrebbero solo essere altrove, o se non si godono "ogni singolo secondo perché il tempo vola".
Il mio lavoro, in fondo, è stato quasi sempre lo stesso: aiutarle a togliersi di dosso quel cappotto troppo stretto cucito dagli standard degli altri.
Perché la verità è che non vi serve l'ennesimo manuale che vi spieghi come essere madri perfette. Vi serve piuttosto qualcuno che vi ricordi che la perfezione non esiste, che il caos è umano, e che dietro a quella stanchezza immensa non c'è una donna sbagliata, ma semplicemente una persona vera che sta facendo un lavoro straordinario, spesso senza gli strumenti e la rete di cui avrebbe davvero bisogno.
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Valentina Actis